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Parto dall’ipotesi che in un solo luogo, diciamo pubblico, ufficiale, non si può rincorrere e, quindi, farsi rapire dalla suggestione della verosimiglianza. Sfuggo dalla responsabilità di utilizzare la parola “verità”.
Quel luogo, dicevo, non è che, passatemi il termine, il posto dell’esposizione delle cose, di ciò che si vuol vendere.
La verità si dice che è scomoda, non a caso, lungi dal derivarla dalle “cose esposte” puoi forse trovarla nei luoghi non ufficiali, nei retro bottega, per esempio, dove, se non patisci la scomodità, se hai occhio, potresti trovare quello che cerchi.
È inutile bearsi della verità pronta all’uso, esposta sotto la luce carezzevole dell’accondiscendenza, se cerchi dove l’ammasso confonde il vile (preferisco il giudizio morale contenuto nella parola “vile” che dover rincorrere sostantivi da esposizione), dove si “generano l’archetipo e poi gli esseri concreti”,
lì, se non ti mancherà il coraggio, finalmente saprai che quella che vivi non è la tua vita.

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Sandro

Mi è apparso in sogno Sandro.
Emerso da una nuvola di tabacco dal forte odore di legno primaverile, muoveva la testa da sinistra a destra, lentamente, come in un gesto di diniego.
Poi quando il fumo si era diradato e un cielo carico di segni azzurri gli faveva da sfondo, mi dice:”Un salto nel buio é tale in funzione di chi te lo propone! Ricorda qualsiasi argomento deve essere valutato tenendo conto di chi lo propone e delle sue motivazioni.”
È rientrato nella nebbia da fumo continuando a muovere la testa.
Ora, nonostante la mia ferma volontà di votare muovendo la testa come lui, ho pensato alla stranezza della cosa.
Perchè convincere chi ha le tue stesse convinzioni?
La forza del messaggio sta propriamente nella sensibilità dei soggetti recettori, o meglio: è il caso di spiegare a chi non vuol sentire spiegazioni? Quello corrette, dico!
La risposta è NO, naturalmente!

Se io fossi, Eugenio!

Vedi, in questi silenzi in cui le cose
s’abbandonano e sembrano vicine
a tradire il loro ultimo segreto,
talora ci si aspetta
di scoprire uno sbaglio di Natura,
il punto morto del mondo, l’anello che non tiene,
il filo da disbrogliare che finalmente ci metta
nel mezzo di una verità.
. . .
Sono i silenzi in cui si vede
in ogni ombra umana che si allontana
qualche disturbata Divinità. 

Eugenio Montale, I limoni.

Del canto, del tempo e della sofferenza

vuoto-interiore-ricerca

Canto
le stonature dell’esistenza con voce stonata
cerco nelle dissonanze l’assoluzione di essere come sono.

Quando
rimango solo in questo spazio senza fine
senza te
senza amore
e follia,
canto, muto.
Mi nutro del vuoto che il tempo ha dilatato.

Le cicatrici
di una vita vissuta
nell’addio indifferente
nel bacio negato
in un muto dialogo
e la perenne assenza,
appartengono al dolore che ho elaborato.
Ora intessono un prezioso ricamo sul mio cuore.

Dalle lontane terre del nord in una calda giornata di fine gennaio, mi chiama per piangere del silenzio indifferente della sua amata.
Scriverò per te, di te.
Forse un po in ritardo solamente per dirti, Gëorge, il silenzio non è moneta ma sofferenza, anche per chi tace.

Le siamesi Conoscenza e Verità

Legate dalla nascita, le due sorelle erano fatalmente innammorate di due fratelli, Uno e Zero.
Inutilmente cercavano nella scissione l’improbabile felicita (amore) ma, Chiuso e Aperto (cosi li chiamavano i loro tanti infiniti amici) erano esaltatori dell’opposto, pertanto:
C ∈ 1 e 0 ∈ V;
V ∈ 1 e 0 ∈ C.
“Periremo nella negazione” disse Verità alla sorella, e lei, candidamente:” Se 1 nega V e Zero nega C
e C e V sono unite, sono insieme, le 2 negazioni sono rivolte all’1 (un insieme che contiene C e V) pertanto, esse contraddicono se stesse (si annullano). Non c’e felicità (amore) che possa derivare dalla nostra separazione, ma solamente negazione.”

Anche se sembra fuori tema, le “Siamesi” è il mio modesto contributo – commento ai risultati delle elezioni in USA.

Le sette chiese

Motivi logistici- filiali mi hanno proiettato, stamattina, in terra straniera. Per quasi 150 minuti. Che fai, tutto quel tempo senza conoscere usanze, lingua e nativi? La risposta è sempre “assoluta”, e, quindi, mi sono fatto il giro delle 7 chiese!
Alla fine del tempo, ho controllato il sacco della questua e, a parte le bellissime immagini, che inopinatamente ho cercato di fissare, c’era una preziosa perla da aggiungere allo scrigno dell’1 esperienziale ( o, meglio: “Scrigno del Peccato”, nel senso di occasione mancata).  Una vecchia signora, dalla stimabile età tra i 75 e i quasi 90, con fare sbrigativo, sussurrava, ad alta voce, al suo compagno (stima del tempo trascorso  dalla nascita come prima):” Se c’è padre Giuseppe, vatti a confessare.” 

Ora, 2 domande:
Perchè proprio quel prete;
Cosa mai aveva da confessare lui di tanto importante, considerando il tono pressante della signora?
Non lo saprò mai.
Immaginare è impossibile, anche se posso!