Sandro

Mi è apparso in sogno Sandro.
Emerso da una nuvola di tabacco dal forte odore di legno primaverile, muoveva la testa da sinistra a destra, lentamente, come in un gesto di diniego.
Poi quando il fumo si era diradato e un cielo carico di segni azzurri gli faveva da sfondo, mi dice:”Un salto nel buio é tale in funzione di chi te lo propone! Ricorda qualsiasi argomento deve essere valutato tenendo conto di chi lo propone e delle sue motivazioni.”
È rientrato nella nebbia da fumo continuando a muovere la testa.
Ora, nonostante la mia ferma volontà di votare muovendo la testa come lui, ho pensato alla stranezza della cosa.
Perchè convincere chi ha le tue stesse convinzioni?
La forza del messaggio sta propriamente nella sensibilità dei soggetti recettori, o meglio: è il caso di spiegare a chi non vuol sentire spiegazioni? Quello corrette, dico!
La risposta è NO, naturalmente!

Se io fossi, Eugenio!

Vedi, in questi silenzi in cui le cose
s’abbandonano e sembrano vicine
a tradire il loro ultimo segreto,
talora ci si aspetta
di scoprire uno sbaglio di Natura,
il punto morto del mondo, l’anello che non tiene,
il filo da disbrogliare che finalmente ci metta
nel mezzo di una verità.
. . .
Sono i silenzi in cui si vede
in ogni ombra umana che si allontana
qualche disturbata Divinità. 

Eugenio Montale, I limoni.

Del canto, del tempo e della sofferenza

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Canto
le stonature dell’esistenza con voce stonata
cerco nelle dissonanze l’assoluzione di essere come sono.

Quando
rimango solo in questo spazio senza fine
senza te
senza amore
e follia,
canto, muto.
Mi nutro del vuoto che il tempo ha dilatato.

Le cicatrici
di una vita vissuta
nell’addio indifferente
nel bacio negato
in un muto dialogo
e la perenne assenza,
appartengono al dolore che ho elaborato.
Ora intessono un prezioso ricamo sul mio cuore.

Dalle lontane terre del nord in una calda giornata di fine gennaio, mi chiama per piangere del silenzio indifferente della sua amata.
Scriverò per te, di te.
Forse un po in ritardo solamente per dirti, Gëorge, il silenzio non è moneta ma sofferenza, anche per chi tace.

Le siamesi Conoscenza e Verità

Legate dalla nascita, le due sorelle erano fatalmente innammorate di due fratelli, Uno e Zero.
Inutilmente cercavano nella scissione l’improbabile felicita (amore) ma, Chiuso e Aperto (cosi li chiamavano i loro tanti infiniti amici) erano esaltatori dell’opposto, pertanto:
C ∈ 1 e 0 ∈ V;
V ∈ 1 e 0 ∈ C.
“Periremo nella negazione” disse Verità alla sorella, e lei, candidamente:” Se 1 nega V e Zero nega C
e C e V sono unite, sono insieme, le 2 negazioni sono rivolte all’1 (un insieme che contiene C e V) pertanto, esse contraddicono se stesse (si annullano). Non c’e felicità (amore) che possa derivare dalla nostra separazione, ma solamente negazione.”

Anche se sembra fuori tema, le “Siamesi” è il mio modesto contributo – commento ai risultati delle elezioni in USA.

Le sette chiese

Motivi logistici- filiali mi hanno proiettato, stamattina, in terra straniera. Per quasi 150 minuti. Che fai, tutto quel tempo senza conoscere usanze, lingua e nativi? La risposta è sempre “assoluta”, e, quindi, mi sono fatto il giro delle 7 chiese!
Alla fine del tempo, ho controllato il sacco della questua e, a parte le bellissime immagini, che inopinatamente ho cercato di fissare, c’era una preziosa perla da aggiungere allo scrigno dell’1 esperienziale ( o, meglio: “Scrigno del Peccato”, nel senso di occasione mancata).  Una vecchia signora, dalla stimabile età tra i 75 e i quasi 90, con fare sbrigativo, sussurrava, ad alta voce, al suo compagno (stima del tempo trascorso  dalla nascita come prima):” Se c’è padre Giuseppe, vatti a confessare.” 

Ora, 2 domande:
Perchè proprio quel prete;
Cosa mai aveva da confessare lui di tanto importante, considerando il tono pressante della signora?
Non lo saprò mai.
Immaginare è impossibile, anche se posso!

Ignoranza e mistificazione

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Se devo mentirmi per vivere, non lo farò.
Se la necessità mi costringerà a conservarmi, mi distruggerò
Se bramo la conoscenza, non farò finta di sapere per non conoscere mille miliardi di cose di cui non so assolutamente nulla.
Non so se in un universo di volti, di anime, una, almeno, cerca nel suo profondo la rivoluzione di cui abbiamo bisogno.
Voglio aggiungere un segno di verità a questo mio divagare, usando parole non mie, una ricerca di sincronicità tra l’unità e l’insieme che non la contiene: “La psicologia del profondo è la filosofia della rivoluzione, vale a dire che è chiamata a diventare il fermento della rivolta all’interno della psiche, il processo di liberazione dell’individualità, tenuta a freno dal proprio inconscio. E’ chiamata a rendere possibile la libertà interiore, è chiamata al lavoro preparatorio alla rivoluzione…” Lavoro preparatorio alla rivoluzione, bisogna essere un genio romantico come Gross per legare la necessità di una profonda analisi di ciò che veramente siamo alla rivoluzione. Preciso che utilizzo strumentalmente il termine “Rivoluzione” di Gross (una “divagazione” dal significato reale che l’autore attribuisce al termine), lo uso nel senso di “consapevolezza del disincanno” come dire, se mento a me stesso posso solamente preparare una rivoluzione illusoria e, per quanto non è comunemente accettabile, il cambiamento dell’ordine delle cose passa dal Principio e dalla direzione (Georg Simmel) che ci imponiamo nel valutare noi stessi.

Tex e il prete

Solitamente rifuggo dagli eroi, non li evoco neppure in circostanze straordinarie e, secondo me, Brecht aveva ragione sul rapporto eroi-felicità. Ma le eccezioni sono apposta li per confermare regole e aspirazioni.
Tex eroe dei fumetti, discusso e amato, è entrato improvvisamente in un’irriverente conversazione-invettiva contro il “potere della mediocrità”.
Stavamo ricordando con un vecchio compagno di scuola (elementare come si chiamava quando la scuola non era ancora “buona”) il nostro maestro, bacchetta munito, non magica ma “necessaria” (erano tempi che se te le meritavi te le davano), il cui uso, che stando ai miei ricordi non era mai abuso, era se non di deterrenza di autorità, il nostro maestro, dicevo, era un prete, padre Castania o come dicevamo noi plebei Padre e Castania.
Ora, contro il “potere della mediocrità” ad un certo punto me ne esco:”Ti immagini se arrivassero Tex e Padre e Castania e irrompessero, pistole, bacchetta e verbo, a spazzare la mediocrità che uccide l’ingegno, sai che scena! Ma il bello che a cavalcare Fulmine o Dinamite (il cavallo di Tex nda) non era l’impetuoso ranger ma il prete. Se i nostri eroi sono riusciti nell’impresa non é dato sapere, le risate hanno oscurato il finale!
Non è un “Mistero buffo” ma l’ho scritta anche per lui.