Un orizzonte non basta

Se quello che sappiamo lo avessimo appreso troppo tardi?
Se tutto si fosse già messo in moto, e la conoscenza si rivelasse inutile?
Se l’infinitamente grande e l’infinitamente piccolo avessero, loro, trovato l’elegante formula della vita?
Quale senso potremmo dare al nostro fare, al nostro stesso vivere?
Non mi aspetto risposte, proseguo
senza sosta
senza attendere compiacimento
senza togliere gli occhi dalla strada;
perché l’idea diventi realtà
devo cambiare il mio orizzonte
la mia intransigente fedeltà alla quiete
e, camminare.
Il cambiamento è oltre la mia stanchezza.

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L’impossibilità di chiamarsi Alice 

Dopo avere insistentemente toccato il suo corpo evanescente, che lo specchio rifletteva come vero, Alice si rese conto di quella impossibile realtà; decise che la verità non può accettare contraddizioni, almeno al di qua dello specchio, quindi, non era vera!
Ma, se ragioni, e dichiari che è “impossibile”, che quel corpo sia “vero”, inevitabilmente, legittimi tutti i tentativi di dimostrare il contrario, fosse anche al di là dello specchio.

Se conto fino a…

Se conto fino a 10, vedo il tempo, e i numeri, vedo diminuirli, muoversi;
Se conto fino a 9, vedo il punto e tutti i punti, tutti i disegni, l’universo, nel punto originario;
Se conto fino a 8, vedo l’anima e la natura, che parlano mentre ballano;
Se conto fino a 7, vedo i tuoi piccoli piedi; le lacrime, la strada e il mare; 
Se conto fino a 6, mi vedo. Finalmente saprò chi sono, ora che la battaglia è iniziata; 
Se conto fino a 5, vedo inconoscibili cori, mille voci, nessun nome;
Se conto fino a 4, vedo uomini severi rovesciare sterco sulla voce distesa a terra che continua a ripetere: La politica non è nata ad Assisi;
Se conto fino a 3, vedo l’eretico bruciare ancora: “… i semi della nuova cultura che fiorirà, inattesa, improvvisa, proprio quando il potere si illuderà di avere vinto“, e il vento divorare le sue parole;

Se conto…, ti vedo al mio braccio ripetere sequenze infinite di passi, e il tempo, che ci guarda, divertito.

L’immagine: nascondino di Sonia Ceccotti

Arrière-boutique

Parto dall’ipotesi che in un solo luogo, diciamo pubblico, ufficiale, non si può rincorrere e, quindi, farsi rapire dalla suggestione della verosimiglianza. Sfuggo dalla responsabilità di utilizzare la parola “verità”.
Quel luogo, dicevo, non è che, passatemi il termine, il posto dell’esposizione delle cose, di ciò che si vuol vendere.
La verità si dice che è scomoda, non a caso, lungi dal derivarla dalle “cose esposte” puoi forse trovarla nei luoghi non ufficiali, nei retro bottega, per esempio, dove, se non patisci la scomodità, se hai occhio, potresti trovare quello che cerchi.
È inutile bearsi della verità pronta all’uso, esposta sotto la luce carezzevole dell’accondiscendenza, se cerchi dove l’ammasso confonde il vile (preferisco il giudizio morale contenuto nella parola “vile” che dover rincorrere sostantivi da esposizione), dove si “generano l’archetipo e poi gli esseri concreti”,
lì, se non ti mancherà il coraggio, finalmente saprai che quella che vivi non è la tua vita.

Sandro

Mi è apparso in sogno Sandro.
Emerso da una nuvola di tabacco dal forte odore di legno primaverile, muoveva la testa da sinistra a destra, lentamente, come in un gesto di diniego.
Poi quando il fumo si era diradato e un cielo carico di segni azzurri gli faveva da sfondo, mi dice:”Un salto nel buio é tale in funzione di chi te lo propone! Ricorda qualsiasi argomento deve essere valutato tenendo conto di chi lo propone e delle sue motivazioni.”
È rientrato nella nebbia da fumo continuando a muovere la testa.
Ora, nonostante la mia ferma volontà di votare muovendo la testa come lui, ho pensato alla stranezza della cosa.
Perchè convincere chi ha le tue stesse convinzioni?
La forza del messaggio sta propriamente nella sensibilità dei soggetti recettori, o meglio: è il caso di spiegare a chi non vuol sentire spiegazioni? Quello corrette, dico!
La risposta è NO, naturalmente!