Scegliere il mostro

Un dilemma vecchio come il mondo: combattere il mostro che vive in noi, un dormiente compagno di viaggio, o lottare contro il mostro che, minaccioso, sputa fuoco davanti i nostri occhi.
E se avessimo una sola possibilità, una in tutta la vita, come sceglieremmo.
Quali sono i meccanismi che ci metteno in guardia e ci fanno decidere chi è il nostro nemico?
E se tutti i mostri che ci minacciano dal di fuori fossero nostri figli?

Solo domande, risposte non ne ho.

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Ho parlato in altre lingue

Viaggio verso l’oriente mistico
cerco un luogo sconosciuto,
al nord.
Come un antico viandante
seguo la luminosa cometa
immaginata,
sperata.
Abbagliato
nella notte di stelle, tenebre e speranze
incontro all’ignota destinazione illuminata d’illusione.
Rovinate le suole e la mente oscurata
inseguo con primordiale istinto
la culla della prima felicità.

Digressione

Che bella luna

Che bella luna, lei sa tutto.
Che bella luna,
dice Adele guardando il suo cuore che sanguina
solo Lei sa,
che bella luna,
stanotte.
Illumina gli occhi stanchi di chi ha dimenticato
perché possa vedere oltre le onde.
Che bella,
lei sa
conosce la madre della morte,
con lei parla
quando il pianto illude la capacità d’amare.

Il presupposto 

Presupposto per governare uno stato é la visione.
La mente che guarda,
immagina luoghi dove non distingue le prorie cose, perché le vede tutte;
immagina luoghi dove non distingue i volti cari perché li vede tutti.
La visione è il punto d’arrivo delle possibilità non espresse delle comunità, oltre le tranquille barriere del mediocre.

Un orizzonte non basta

Se quello che sappiamo lo avessimo appreso troppo tardi?
Se tutto si fosse già messo in moto, e la conoscenza si rivelasse inutile?
Se l’infinitamente grande e l’infinitamente piccolo avessero, loro, trovato l’elegante formula della vita?
Quale senso potremmo dare al nostro fare, al nostro stesso vivere?
Non mi aspetto risposte, proseguo
senza sosta
senza attendere compiacimento
senza togliere gli occhi dalla strada;
perché l’idea diventi realtà
devo cambiare il mio orizzonte
la mia intransigente fedeltà alla quiete
e, camminare.
Il cambiamento è oltre la mia stanchezza.

L’impossibilità di chiamarsi Alice 

Dopo avere insistentemente toccato il suo corpo evanescente, che lo specchio rifletteva come vero, Alice si rese conto di quella impossibile realtà; decise che la verità non può accettare contraddizioni, almeno al di qua dello specchio, quindi, non era vera!
Ma, se ragioni, e dichiari che è “impossibile”, che quel corpo sia “vero”, inevitabilmente, legittimi tutti i tentativi di dimostrare il contrario, fosse anche al di là dello specchio.